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Chi parte e chi torna...
Si parte con la paura di non sentirsi a proprio agio o di non riuscire a comunicare con questa realtà,mentre ho scoperto che la semplicità e la profondità di una relazione sta prima nei gesti che nelle parole,io non conosco il portoghese..eppure..non mi lasciavano mai sola..
Con il passare del tempo ti rendi conto che l'unica cosa che davvero gli manca..l'unica cosa di cui sentono davvero il bisogno...non è solo qualcosa di materiale...è soprattutto l'affetto..l'affetto individuale...l'interesse e l'ammirazione per il singolo....concedergli del tempo per permettergli di mostrarti le loro capacità...e la loro persona... Mi ha stupito l' assenza di paura che loro hanno nei confronti dello sconosciuto..soprattutto i bambini..si arriva in una
Una grande parentesi è da aprire sul ruolo della musica e del movimento che vive e scorre nel sangue di quelle persone fin da piccoli...Credo sia uno dei loro principali strumenti di comunicazione...una comunicazione emotiva e un forte simbolo di aggregazione..in ogni angolo della missione c'è musica..in ogni momento di ricreazione c'è ritmo..i momenti di preghiera sono la più chiara esplicazione del detto “chi canta prega due volte”..la messa per loro è una vera e propria festa per il signore..un
Concludo dicendo che questa è certamente è un 'esperienza da fare...è un mondo da vedere e conoscere..i pregiudizi e i prototipi europei non coincidono assolutamente con la realtà africana..è inutile partire con l'obiettivo di cambiare qualcosa di questa realtà ne tanto meno di insegnargli cosa sia la giustizia..credo bisogni imparare ad educare partendo dalle piccole cose..partendo e finendo con la stima e la fiducia reciproca.. Sara S. Articoli più recenti:
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