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Anche questa domenica (7 di novembre) la giornata - come al solito - è iniziata molto presto per consentirmi di recarmi alla comunità e celebrare la messa. Però non ho fatto una passeggiata - come domenica scorsa - ma mi vennero incontro col trattore. Il batelão (traghetto) é ancora fuori uso e pertanto è impossibile andarci con la macchina, e per andare oltre il fiume occorre percorrere un’altra strada e servirsi di altri mezzi. Questa domenica sono stato a Mantimana, la comunità più distante della nostra parrocchia. Alle 6h00 mi sono messo in macchina per raggiungere la zona di Fonte Santa (distante 12 km da dove abitiamo) e - lasciata la strada nazionale, asfaltata, e oltre passata quest’ultima località - dopo mezzora circa di strada di campagna ho raggiunto la sponda del fiume. La strada fangosa e con pozzanghere di ogni grandezza e differenti profondità richiedeva - per non rimanere bloccato e impantanato con la macchina - la mia abilità che avevo acquisito in questa terra e poi lasciato in Mozambico.
Il trattore – a parte le gomme posteriori nuove – era vecchio e con pezzi tenuti insieme con fil di ferro e l’ingegno
Erano numerosi ad attendermi e soprattutto donne con bambini grandi e piccoli che, come al solito, compongono - rispetto agli uomini - la maggior parte (¾) della comunità. Ho scambiato abbracci e parole di saluto. Ho rivisto volti conosciuti e non dimenticati. Con loro e in mezzo a loro, mi sembrava di essere uno di loro tornato da un viaggio e accolto in famiglia. Mi hanno informato di chi era deceduto e quali erano le condizioni di salute degli ammalati che visitavo. La cappella non era certo nelle condizioni migliori e nemmeno mi aspettavo di meglio, anzi ancor più si notavano i segni della trascuratezza, del tempo che passa e consuma. Non sembrava certo alle nostre chiese pulite e affrescate, addobbate e ben tenute.
Il canto d’ingresso - accompagnato dalle danzatrici, che si animavano al ritmo dei tamburi - ci ha fatti raccogliere e riunire in preghiera per presentarci all’unico Signore dei bianchi e dei neri che come figli dell’unico Padre si considerano tra loro come fratelli. Da un’altra parte del mondo so che qualcun altro sta partecipando alla messa e unendosi in comunione. La stessa fede che ci unisce, fa sentire le persone – anche se lontane - vicine e presenti, così come vorremmo che lo fossero tutti coloro che in un’altra dimensione vivono in eternità (così come il tema della domenica ci ha fatto riflettere). Un’altra domenica e un’altra comunità ha condiviso la preghiera e la stessa fede. I miei saluti e il mio ricordo a tutti voi. Ciao, p. ago Articoli più recenti:
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