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Avventura o ordinarietà di tutti i giorni? Erano le due, l’altra notte, quando il temporale mi svegliò. Oltre ai tuoni, era l’assordante rumore amplificato dalle lamiere
Al mattino non dovevo partire presto per recarmi nelle comunità, ma celebravo la messa in parrocchia. Alle sette, ora di inizio della celebrazione, i banchi offrivano ancora molti posti liberi ai credenti, che sicuramente erano incamminati per raggiungere la chiesa. La puntualità non era il loro forte e ad aumentare il ritardo - ieri mattina - erano soprattutto le condizioni del tempo instabile che augurava loro il buon giorno. Alle otto e mezza benedicevo e salutavo l’assemblea. Alle nove ero oltre il fiume. Il batelão era ancora fuori servizio e pertanto stavo incamminandomi per recarmi a Hobjana.
Strada percorrendo, intrapresi un sentiero per accorciare la distanza. Più andavo avanti per quel sentiero e sempre più le condizioni del terreno diventavano pessime. Di fronte alle pozzanghere sempre più frequenti - che raggiravo o saltavo - e il fango sempre più alto e viscido - che sembrava incollarsi sotto le suola dei sandali e li appesantiva - decisi - come è solito fare dai mozambicani - di andare a piedi scalzi. Mi ricordava quand’ero bambino che mi divertivo entrare nell’acqua e a piedi nudi calpestare il fango. Ora, però, per non sporcare i sandali e per on rovinarli - come fanno i mozambicani per tenerli da conto - ero quasi costretto. Era un piacere entrare nell’acqua e sentire i piedi rinfrescati. Altra sensazione piacevole era sentire il fango morbido che calpestato avvolgeva il piede e entrava tra le dita. Meno piacevole fu quando uscii da una pozzanghera e vidi che tra le dita del piede erano rimasti i resti di una torta che sembrava appena sfornata da una mucca, che in quella zona erano numerose al pascolo. Tra pozzanghere e laghi, canali pieni d’acqua e terreni allagati, scivolate e riacquisto dell’equilibrio, in una pozzanghera
La cappella era quasi al completo. Erano già le dieci e un quarto e essendo più o meno un’ora che stavano aspettando, senza perdere tempo in chiacchiere e in molti saluti iniziai subito le confessioni. Durante il cammino mi ero preparato spiritualmente con la recita del rosario. Siamo in tempo di avvento e ogni domenica, nelle comunità dove ciascuno di noi sacerdoti si reca, ci disponiamo per le confessione in preparazione del Natale. Presi posto al confessionale, che consisteva nella sedia che mi avevano appositamente portato ai piedi di un grande albero appena fuori dalla cappella. Uomini e donne, uno dopo l’atra, si inginocchiavano sulla terra bagnata. Alcune volte trattenni l’emozione che provavo, nel vedere il modo sentito con il quale si accostavano alla confessione. Sopra di me, sui rami sentivo alcuni uccelli che col loro cinguettio sembravano accompagnare le prove di canto della celebrazione, che stavano preparando coloro che erano rimasti nella cappella. Al termine del canto anche il cinguettio terminava. Dopo aver dedicato un’ora di tempo per le confessioni, iniziammo la celebrazione. Elogiai la loro pazienza mostrata, della
Intrapresi il cammino di ritorno e mi accompagnò il vecchio Fernando, l’animatore della comunità. Mi diceva che quattro mesi fa era morto suo figlio ed ora voleva far visita a sua nuora che abita a Marracuene. Suo figlio era giovane, nemmeno venticinquenne, ed anche il figlio che gli era da poco nato non sopravisse più di quattro mesi. Ed ora che ne sarà - mi diceva - di questa giovane vedova? Nel frattempo, mentre si confidava, percorsi un sentiero migliore rispetto a quello da me conosciuto. C’è sempre qualcosa da imparare e il sr. Fernando era contento di indicarmi un sentiero che non era così accidentato come quello da me percorso all’andata e che gli descrissi. Giunti a Marracuene lo invitai in casa a pranzo con me. Lo vedevo stremato e sicuramente come me era in piedi dalle cinque del mattino o forse anche prima. Erano ormai le due e mezza del pomeriggio quando ci sedemmo a Nel frattempo sopra di noi, altre nubi minacciose stavano facendo sentire la loro voce. Marracuene, 12 dicembre 2010, III domenica d’avvento. Ciao, vi auguro la pace del Signore. p. Ago. Articoli più recenti:
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