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UN VIAGGIO CHE  IN…SEGNA

Immagini interiori di un viaggio missionario in Mozambico. Di Simone  e Stefania

Per  potervi  raccontare  e  soprattutto  farvi comprende  le

emozioni e l’esperienza vissuta in Mozambico, dobbiamo cominciare dalle motivazioni che ci hanno spinto ad affron- tare questo viaggio, da quello che portavamo nel cuore e soprattutto da chi siamo…

Ci chiamiamo Simone e Stefania e circa un anno fa abbia- mo deciso di fondere il nostro amore con Cristo attraverso il sacramento del matrimonio, per questo abbiamo iniziato i corsi prematrimoniali presso la casa di spiritualità a Mar- tinengo. Lì padre Giovanni Prina ci ha parlato di questo viaggio missionario: quando il Signore ti chiama a vivere un esperienza non bada certo a spese, ed entrambi i nostri cuori sentivano forte il richiamo di questo viaggio che in…segna.


Nonostante  la più fervida immaginazione  certo non  po- tevamo immaginarci cosa l’Africa ci avrebbe impresso nel cuore. Non è facile descrivere le sensazioni, le emozioni che abbiamo provato. In  questo  viaggio abbiamo imparato  a conoscere il vero significato delle parole gratuità, ospitalità, fede... e soprattutto gioia! All’inizio ci stupivamo di come la gente fosse abituata a salutare tutti, conoscenti o meno; con il tempo anche noi abbiamo iniziato a sentirci a casa, anche grazie ai padri che ci hanno ospitato nelle diverse missioni: padre Luca, padre Agostino, Fra Alessandro, padre Ezio, padre Fausto e Fra Franco.

Il lavoro che i padri della Sacra Famiglia stanno facendo è davvero sorprendente: seguendo la loro fondatrice hanno dato vita a un’università, scuole, orfanatrofi e collegi, dove offrono una possibilità di crescita educativa e formativa a molti ragazzi e bambini che hanno voglia di fare e di stu- diare. Ragazzi che vedono nel futuro una speranza e che si impegnano a fondo per raggiungere ottimi risultati.

Da Marracuene a Maxixe, pur visitando soprattutto  scuole, ogni giornata aveva qualcosa da donarci, più che nel bel pae- saggio, nelle persone e nei bambini che incontravamo: i loro visi e i loro occhi ci rapivano proprio il cuore! Non si poteva essere tristi, arrabbiati o annoiati con loro; era inevitabile sorridere. Abbiamo passato del tempo  con i bambini  per giocare, cantare e ballare con loro: se loro si divertono con davvero molto poco, noi ci siamo divertiti ancora di più nel vedere la gioia sui loro volti. Erano sufficiente una caramel- la, un palloncino o delle bolle di sapone per farli urlare di felicità. I loro abbracci ci hanno insegnato ad apprezzare le cose semplici: nella vita di tutti i giorni corriamo alla ricerca del gesto o frase perfetta da dire, ma ci perdiamo il gusto delle cose semplici; le cose spontanee che nascono dal cuore.

Un altro aspetto particolare del popolo mozambicano è la concezione del tempo. Noi corriamo, corriamo, corriamo... tutti  i giorni abbiamo mille impegni e siamo concentrati su ciò che dobbiamo  assolutamente fare in tempo, senza ritardare.  In  Mozambico  abbiamo  sicuramente  imparato una cosa: tutto si fa con calma! Inizialmente è stato difficile adattarsi a questi ritmi, ma piano piano abbiamo imparato a non prendercela e a goderci di più il tempo che trascorrevamo insieme.

Per finire vorremo raccontarvi da ultimo un altro grande insegnamento:  crediamo che sia l’aspetto più importante della missione, quello che ci ha fatto tornare a casa con una grande voglia di raccontare. Di questo popolo abbiamo co- nosciuto tante cose, ma più di tutto abbiamo sperimentato la fede in Dio! Non abbiamo visto chiese sfarzose o gran- di luoghi dove ritrovarsi a pregare, ma persone che anche in mezzo al nulla pregavano Dio con grande devozione e umiltà. Tutto  questo, unito a ciò che ci è stato insegnato in queste settimane, ci ha fatto capire che il nostro credere non si deve limitare solo alle parole o ai gesti, ma a tutto il nostro vivere, alla nostra persona nella sua totalità. Siamo creature di Dio a cui è stato donato  tutto  l’Amore possibile e per questo siamo chiamati a nostra volta a donare questo grande Amore! Ci permettiamo quindi di dire grazie a Dio che ci ha chiamati e grazie a tutti quelli hanno reso possibile que- sto viaggio. Grazie ai seminaristi, ai padri e ai giovani che hanno vissuto quest’esperienza con noi e soprattutto  grazie Mozambico, o per meglio dire MUITO OBRIGADO!

(Tratto da "Famiglia Nostra" numero di ottobre 2014)