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Marracuene...la mia esperienza (di Fr. Alessandro)

tratto dal n. 02 del periodico "Famiglia nostra", marzo-aprile 2016

Cosa scrivere del Centro Educativo di Marracuene? Delle ispirazioni carismatiche che ci guidano? Dei criteri pedagogici che ci orientano? Né  luno né l’altro, perché argomenti già trattati in articoli ad hoc pubblicati dalla rivista che stai leggendo. Ci limiteremo a raccontarne succintamente la storia e presentare alcuni ospiti.

La nostra Istituzione cominciò ad occuparsi di questo Centro il 15 marzo 1998, quando l’allora Ordinario di Maputo, il cardinal José Maria dos Santos, le affidò la Missione intitolata a “Nossa Senhora das Candeias” (Madonna Candelora). Il Centro era agli albori e stentatamente muoveva i primi passi. Al Cardinale non sembrò vero di poter prendere due piccioni con una fava accogliendo le parole del Superiore generale: “Siamo a disposizione della Chiesa locale e pronti ad andare ovunque ci invierà. L’unica richiesta è di poter affiancare alla pastorale parrocchiale un’attività carismatica che per noi è quella educativa”, e gli passò la patata bollente della riapertura di una mssione abbandonata da quasi trent’anni, la riabilitazione degli edifici ormai fatiscenti ed il  completamento e la gestione del Centro appena abbozzato.

La Congregazione si moblitò e mobilitò i suoi benefattori per il “Progetto Africa” ed in pochi anni gli storici edifici della missione furono riablitati e quelli incompiutii del Centro, ai quali ne vennero aggiunti dei nuovi, furono portati a termine. Oggi la Comunità di Marracuene al ministero pastorale unisce quello educativo con una scuola dell’infanzia che ha la capienza di 120 bambini, un orfanotrofio con 64 posti letto (32 per sesso), un semiconvitto per 120 alunni ed una scuola secondaria con oltre 1.200 studenti.

L’orfanotrofio occupa un posto speciale nel cuore di tutti e questo sia per ragioni storico-carismatiche che partono dalla e portano alla Fondatrice, sia per motivi affettivo-sentimentali che partono dal e portano all’amore materno-paterno, che è il miglior sentimento che il cuore di ogni uomo ed ogni donna possa esprimere. Proprio così! Sia le persone che ci operano quotidianamente, sia quelle che si trovano a passare alcuni giorni con loro, s’affezionano agli ospiti del Centro e si sentono a loro tanto più vicini quanto più ne conoscono le storie. Scegliere quella da far conoscere non è stato semplice per un senso di pudore che tra l’altro ci ha imposto di cambiare i nomi dei protagonisti.

Heléna, una bimba di dieci anni non ha mai conosciuto il padre e la madre l’ha abbandonata quando aveva nove mesi. É stata cresciuta dalla nonna paterna che è venuta a mancare un brutto giorno di due anni fa. Con tanta pazienza e un po’ di furbizia il giorno del funerale si riuscì a contattare il papa (oggi 26 anni) che si riavvicinò alla figlia e che a sua volta si diede da fare per rintracciare la mamma, nel frattempo emigrata in Pretoria (oggi 24 anni). I problemi di Heléna non si sono dileguati per incanto ma sapere d’avere dei genitori e passare ogni tanto qualche giorno con l’uno o con l’altro l’ha resa più serena.

Pedro dieci e Paulo sei e dieci anni, due fratellini accolti perché senza la mamma e tanto poveri da vivere tra quattro mura pericolanti chiamate casa anche se senza tetto, finestra e porta. Nel frattempo il papà, che lavorava a Maputo per uno stipendio da fame e che risparmiava pure i soldi del trasporto percorrendo a piedi ogni giorno, per l’andata ed il ritorno, una ventina di km. s’ammala e, purtroppo, muore lo scorso ottobre, lasciandoli soli.

Nicolau, rimasto orfano di entrambe i genitori quando aveva un anno, è ccolto ed allevato con amore da un’anziana vicina con la quale rimane fino a due anni fa quando venne a mancare. Il primogenito dell’anziana signora non lo abbandona e lo accoglie in casa sua dove lo tratta come il quarto dei suoi figli. Nicolau è trova al Centro perchè i nuovi genitori hanno la fortuna d’avere un lavoro i fine settimana li passa con loro.

Ilidio (nome vero), orfano di padre e con mamma machambera (ortolana), grazie al sostegno dell’adozione a distanza ha conseguito il lusinghiero traguardo della laurea in Ingegneria elettromeccanica alla statale di Maputo, con il massimo dei voti ed il riconoscimento di “miglior studente dell’anno”. La sua prima preoccupazione quando ha iniziato a lavorare è stata quella di impiegare i primi salari per preparare una casetta di prismi alla mamma che viveva in una palhota di canisso (capanna di cannucce).

Noi che operiamo con questi bambini/e e ragazzi/e del Centro di Marracuene non possiamo far altro che manifestare la nostra riconoscenza alla Provvidenza del Dio della Misericordia che semina bontà e generosità nei cuori di tutti ed alle persone che accogliendo il seme lo mettono a frutto a vantaggio dei piccoli e dei poveri.



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